Diventa più di quello che sei
Scritto il 4 Marzo 2026
C’è questo fraintendimento su cosa sia la spiritualità che aleggia nei nostri vissuti.
L’esperienza perlopiù “obbligata” del rapporto con Dio risale a quelle volte in cui qualcuno ci ha “costretto” ad andare in chiesa.
Come è accaduto al protagonista di Rental Family, Phillip (Brendan Fraser), motivo per cui ha smesso di credere a quindici anni. Penso che “credere”, o essere “spirituali”, abbia molto più a che fare con quello che dice Kikuo: “diventare più di quel che sei”.
“Rental Family – Nelle vite degli altri” è un film del 2025 co-scritto e diretto da Hikari.
Diventare più di quel che sei ha un significato molto più profondo del semplice “pensiero positivo”.
Vuol dire avere fede nelle tue capacità (ciò che so fare ora), fede nelle tue potenzialità (ciò che posso imparare), fede nel tuo futuro (ciò che posso creare).
Ha a che fare anche con una certa dose di “responsabilità” per la tua vita che le tradizioni religiose occidentali tendono invece ad estremizzare: “per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa” (l’atto stesso di nascere porta con sé il peccato originale) e, allo stesso tempo, “siamo sotto il cielo, nulla dipende da te, ma da come Dio vuole”.
In questa nevrosi difesa dal dogma, mi affascina il pensiero orientale: se Dio è in ogni cosa, allora lo è anche in te.
Le contaminazioni con gli assunti quantistici secondo cui l’energia che permea la materia si estende senza confini e località sono solo un altro modo di dire che, se restiamo a bocca aperta dinanzi alla magnificenza del creato, allora dovremmo farlo anche dinanzi a noi stessi, come creature divine.
Allo stesso modo, se inorridiamo dinanzi alla brutalità della natura, allora dovremmo almeno fare lo sforzo di comprendere che quella stessa energia, bestiale e inaccettabile, è anche dentro di noi.
Cos’è allora che fa la differenza? Se tutto è tutto, se Dio è in noi e in ogni cosa, qual è la differenza tra l’uomo e la bestia? Cosa ci fa progredire e cosa invece ci fa regredire? Cos’è, davvero, la spiritualità?
Forse la differenza non sta nell’energia che ci abita. Quella è la stessa. La stessa forza attraversa una tempesta, una tigre nella foresta, il movimento delle maree e la vita di un essere umano.
La differenza sta nella consapevolezza di quella forza. La bestia è quella forza. L’uomo può accorgersi di esserlo. Ed è in questo spazio minuscolo — la coscienza di sé — che nasce la spiritualità. Non nel credere a qualcosa, non nel frequentare un luogo sacro, non nel ripetere un dogma. Ma nel riconoscere la qualità dell’energia che muove le nostre azioni.
Dentro di noi convivono entrambe le polarità della natura: la brutalità e la compassione, l’istinto e la responsabilità, la distruzione e la creazione. La spiritualità non consiste nel negare la parte animale, ma nel vederla, contenerla e trasformarla. Un animale, quando prova rabbia, diventa rabbia. Un essere umano può osservare la rabbia e decidere cosa farne. Ecco la soglia.
Per questo molte tradizioni orientali non parlano di peccato ma di ignoranza, non nel senso di mancanza di cultura ma nel senso più profondo del termine: non vedere ciò che siamo davvero. Quando non vediamo, reagiamo. Quando vediamo, scegliamo.
Il film si conclude con Phillip che scopre colui che Kikuo venerava, ovvero “se stesso”.
La spiritualità potrebbe allora essere descritta così: vedere realmente chi si è.
La capacità di partecipare alla stessa energia della natura senza esserne schiavi. È ciò che permette all’uomo di fare qualcosa che nessun’altra creatura sembra fare nello stesso modo: trasformare l’istinto in coscienza. La tigre uccide perché è una tigre. L’uomo può uccidere o può proteggere. Può distruggere una foresta oppure piantare alberi sapendo che probabilmente non vedrà mai la loro ombra. E questo ci riporta alla frase da cui siamo partiti: “diventare più di quel che sei”.
Non significa diventare altro da sé, ma portare a maturazione ciò che in noi è ancora grezzo. La spiritualità non è fuga dal mondo, è evoluzione della coscienza dentro il mondo. È quando la stessa energia che potrebbe generare violenza diventa creatività, quando quella che potrebbe produrre dominio diventa cura, quando quella che potrebbe alimentare paura diventa visione.
In questo senso forse la spiritualità è qualcosa di molto semplice e allo stesso tempo molto esigente: ricordarsi continuamente chi siamo mentre viviamo.
Non un animale che tenta di diventare divino, ma una scintilla di coscienza che sta imparando, passo dopo passo, a diventare pienamente umana.
Ci rivediamo in giro
Virginio
- S Prec.
- s

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