Due scene quantiche a confronto. Come sfruttarle?

Scritto il 8 Febbraio 2017

Tu sei lì, all’oscuro di cosa sta accadendo nel corpo e nella mente. Come nulla fosse, ti alzi raccogli il cappotto o forse la borsa e controlli se hai il telefono in tasca. Nel frattempo la magia è in azione.

Se per un attimo ricordi l’ultima volta che sei stato/a al cinema, forse riesci ancora a connetterti con la sensazione finale. Potrebbe essere un momento trasformativo per il tuo futuro e quello dell’umanità. Ma non ne sei consapevole.

 

“I finali” al cinema non sono mai “finali” , ma l’inizio di una nuova storia, impulsi elettrici che si insinuano nel futuro dell’umanità.

Seguimi nel ragionamento e potresti cambiare il modo di guardare i film.


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Torniamo al momento in cui ci alziamo dalla poltrona.Le luci si accendono e con esse anche il cervello. Ascoltiamo noi stessi in quell’istante: Siamo felici ? Abbiamo un nodo in gola? Sentiamo un’emozione di amorevole connessione con gli altri spettatori ?

Insomma,cosa ci ha lasciato il film? In quei pochi attimi che vanno dalla scena finale alla sigla conclusiva avviene una vera e propria alchimia del corpo e della realtà.

Ti faccio un esempio (.. e per questo potrei essere trascinato in una discussione non proprio bella, ma credo che qualcuno debba pure intervenire sulla questione):

Due scene che rappresentano lo stesso problema, con lo stesso coinvolgimento emotivo, ma che portano a due risultati diversi. Perché  accade questo?  

Cosa differenzia una scena dall’altra e cosa possiamo farcene di questa informazione? 

Lo vediamo in questo semplice confronto tra il finale di “Collateral Beauty”, film adorato dai più e disprezzato dalla critica  e “La Canzone della vita” , film semisconosciuto ma con un cast d’eccezione. Parliamo delle scene finali.

Nel primo, uno straordinario Will Smith cede alla sua temporanea incapacità di gestire il dolore e sfoga tutte le sue lacrime ripetendo il nome della figlia e il male di cui è morta.  Lo spettatore quasi piangendo vive con suspense il momento catartico dell’ammissione. Ma questo momento nasce e muore nel dolore e per quanto il regista abbia voluto sfumare il finale sulla ripresa a vivere di Howard il sentimento prevalente che inonda la sala è la “rassegnazione” (se hai visto il film ..dimmi che non è così).

Confesso che sull’attesa del “lo dice” o “non lo dice”, tra l’altro assolutamente prevedibile, mi sono raddrizzato sulla poltrona e ho ripetuto  “sono presente a me stesso” . E’ il mio modo di defondere l’energia e l’emozione che il film emana e non essere complice di una creazione indesiderata.  Ora ti propongo di rivedere la scena, proprio qui ed ora, ma mi raccomando, schiena dritta e giusto distacco emotivo: 

 Cinematograficamente è un conto, ma quanticamente non mi è per nulla piaciuta quella ripetizione continua di “è morta con una rara forma di ……al cervello …” con nome scientifico e abbreviazione, inoltre ripetuto più volte nel corso del film. Ummm non voglio essere cattivo e non servirebbe a granché, dal momento che il film è già uscito e ha fatto il botto, ma tra qualche mese mi piacerebbe verificare i numeri delle diagnosi  per capire cosa sarà successo nel frattempo, mentre prego per essere smentito. 

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Fai sempre attenzione alle ripetizioni in stati di picco emotivo. Hanno una capacità di instillarsi nel tuo inconscio molto efficace e profonda, dunque se il messaggio è positivo (come nel caso di -Will Hunting -Genio ribelle in cui Robin Williams continua a ripetere a Matt Demon “non è colpa tua” fino a farlo scoppiare in lacrime) sei stato fortunato, altrimenti ti ritrovi con un pensiero velenoso in circolo. 

E’ di fondamentale importanza prendere consapevolezza dei processi di “incarnazione” che avvengono durante le visioni dei film. Le neuroscienze hanno dimostrato più volte che dallo schermo arrivano dei veri e propri comandi di attivazione per i nostri riflessi motori.

 

 

Analizziamo invece un’altra scena ricordatami da una di noi filmatrixiani e nello specifico da Cri Tregambe (che magari ci legge). Il finale del film “La canzone della vita” . Al Pacino è il padre, stralunato e ottimista, di Tom, giovane a cui hanno diagnosticato un tumore. Il film volge al termine, siamo al momento topico in cui la diagnosi verrà confermata o meno. Tutta la storia ci ha preparati a questo istante. 

Sale l’attesa, lo spettatore comincia a sudare, si attivano tutte le aree del cervello preposte all’ascolto e intanto nello schermo il padre lo rasserena e fa altrettanto con noi che, impotenti, assistiamo. La speranza comincia a crescere, la fede supera la paura. Basta un Tom anziché un Signor Donnelly  per vincere la partita.  

Picco emotivo intenso ed ecco entrare il Dottore ….. Allora Tom..le cose stanno così. E’ fatta, la luce ha vinto sul buio. Anche in sala  le luci illuminano i volti e gli spettatori vanno via sorridendo. Qui la medicina della salute ha vinto su quella della malattia e tutti insieme hanno generato un campo di possibilità, di fiducia di speranza: il regista, gli attori, gli spettatori. Goditi la scena:

Ho visto entrambi i film e ho sentito pareri su entrambi. Non sempre il “bello e spettacolare” è meglio di una storia ordinaria con un finale ricco di speranza e fiducia, almeno non dal punto di vista energetico e quantico.

Siccome non voglio essere colui che guasta la festa e dal momento che guardare un film deve essere piacevole oltre che utile, ti lascio due spunti di riflessione:    

  1. Quando senti che la suspense sta crescendo raddrizzati sulla sedia e ripeti “sono presente a me stesso” . È una sorta di scudo anti-suggestioni 
  1. Alla fine del film, se pensi che ci siano stati messaggi negativi per il tuo campo energetico immagina che una doccia di luce attraversi il tuo corpo, bastano pochi secondi
  1. Invece, se il film si è concluso con un’emozione di luce e speranza, resta seduto il più possibile e goditela. È il miglior momento, per te e per il bene del mondo.

In conclusione il messaggio è questo: in ogni momento stai creando, puoi farlo scegliendo oppure no. Basta un pizzico di consapevolezza in più per trasformare un momento così bello come la visione di un film , in un momento magico.

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Andando al Cinema a guardare film in cui la luce vince sul buio

in ogni caso … ci rivediamo in giro 

Virginio 

 

 






20 Commenti a "Due scene quantiche a confronto. Come sfruttarle?"

  • pietro
    8 Febbraio 2017 (13:42)
    Rispondi

    scusa la mia riflessione. Ma allora con tutti i film che abbiamo visto siamo spacciati? come possiamo correggere tutti imessaggi ricevuti che magari ci hanno ferito o fatto male in passato?
    E’ un lavoro enorme e non so se vale la pena farlo. comunque grazie
    pietro

    • Bruno
      9 Febbraio 2017 (1:17)
      Rispondi

      Il discorso, Pietro, anche secondo me, è certamente più complesso, ma la tecnica suggerita da Virgilio, a mio avviso, non vuole in alcun modo avere la pretesa di ripulire le nostre energie sottili da tutte le fonti di “inquinamento” (vedi i “vampiri energetici”, che sono quelle persone che dopo averci parlato per un po’ ti ritrovi letteralmente risucchiato, ma penso anche agli elettrodomestici di uso comune come il telefono cellulare e il forno a microonde che alterano di continuo le nostre frequenze cerebrali. E che dire delle alterazioni alimentari? Antibiotici, coloranti e pesticidi che finiscono nei nostri piatti…

      In realtà, Pietro, io credo che il lavoro più impegnativo sia quello di Virgilio perché non si limita a rendere la gente più consapevole delle manipolazioni sociali a cui, ogni giorno, è sottoposta, attraverso il cinema, la TV e tutti gli altri Media, ma cerca addirittura di indebolire il sistema svelandone gli abusi.

      Ecco che lo “schermo mentale” descritto ci protegge già nel momento in cui diveniamo consapevoli di quella nefasta influenza che hanno su di noi quei messaggi subdoli che passano sotto la soglia della nostra attenzione di cui diveniamo poi “portatori sani”.

      Motivo per cui (rispondendo anche a Cinzia), la semplice visione distaccata di un film non è in grado di fungere da barriera, perché è una forma passiva che è poco utile per “leggere tra le righe del film” quale sia il reale messaggio che ci vogliono propinare, meglio quindi giocarsela sulla presenza e ripetersi: “sono presente a me stesso/a”.

      • Virginio De Maio
        9 Febbraio 2017 (2:40)
        Rispondi

        Ciao Bruno ..leggi la mia risposta sotto il commento di Pietro…

    • Virginio De Maio
      9 Febbraio 2017 (2:38)
      Rispondi

      Eccomi Pietro. Ti rispondo esattamente alle 02:24 del mattino perché da quando ho scoperto che le antiche popolazioni dormivano per cicli di 4 ore intervallati da 1 ora di lavoro ….ci sto provando. Facciamo che rispondo a te, Cinzia e Bruno per non ripetermi. BRUNO: non avrei saputo dirlo meglio di così! Hai centrato la questione… chi ha letto il libro, sa che riporto la metafora del Citarum,fiume che lungo il suo percorso accumula tonnellate di rifiuti. Ora non serve frustrarsi perché tempo fa, in chissà quale punto del fiume abbiamo incassato immondizia. Da persone sagge dobbiamo 1)smettere di incassare altra e quindi evitare di guardare film spazzatura, essere presenti come uno scudo contro le suggestioni negative (farò un altro post su questo)
      2) ripulire gli affluenti (le 4 principali aree della vita) chi sta leggendo il libro sa di cosa parlo
      3) continuare questo lavoro interiore di pulizia, esattamente come quando tutte le mattine laviamo i denti ( li laviamo i denti vero?) Perché la mente,l’inconscio non fanno eccezione. Vanno lavati.

      Potrebbe avere il sapore di una consolazione, ma credetemi, il solo fatto di esserne consapevoli ( e qui quoto Bruno) ci pone ad un livello altissimo per cambiare le cose.

      Cinzia (se sei la Cinzia) che credo…stai facendo un bellissimo lavoro di trasformazione..vai avanti così

      Ciao ragazzi ..ci rivediamo in giro
      Virginio

  • Cinzia
    8 Febbraio 2017 (16:54)
    Rispondi

    Grazie per la consapevolezza che mi hai dato insieme ai consigli su come proteggermi da questi ” agganci ” che possono creare alcune scene e certe frasi cinematografiche. E anche io come Piero ti pongo la stessa domanda. E per i film che abbiamo visto fino ad adesso?
    Anche se cerco sempre di guardarli in modo distaccato ma non mi è sempre facile farlo …cosa dobbiamo fare allora?

    • Virginio De Maio
      9 Febbraio 2017 (2:39)
      Rispondi

      Ciao Cinzia ..ho risposto a Pietro per rispondere anche a te e Bruno ..

  • cristina
    10 Febbraio 2017 (19:18)
    Rispondi

    apprezzo molto il tuo lavoro, che “mi arriva” molto….
    a proposito della scena finale di collateral beauty, dissento sul fatto che esprima rassegnazione…
    in realtà credo che il termine più appropriato sia “accettazione”…
    d’altra parte il protagonista
    non ha molte alternative: o muore di dolore o accetta la morte della figlia….

    • Virginio De Maio
      11 Febbraio 2017 (7:27)
      Rispondi

      Ciao Cristina ci sto riflettendo.
      Se hai sentito “accettazione” va bene, del resto non tutti riceviamo le stesse sensazioni. Per me l’accettazione viene dopo la rassegnazione. Quest’ultima è una risorsa necessaria per elaborare il dolore e accettarlo. Credo che non ci sia stato tempo a sufficienza per rappresentare nella scena un uomo che “accetta” ..forse solo alla fine c’è lo sforzo della sceneggiatura come dico nell’articolo. Ad ogni modo ..contesto di più quella continua ripetizione della malattia che tutto il resto. Un’ultima cosa : si può “accettare” senza passare dalla rassegnazione quando si è fatto in precedenza un lavoro su se stessi …a volte ..ancor prima che il trauma sia accaduto. Il tuo punto di vista mi fa pensare che tu in passato hai elaborato un qualche dolore che ti permetre di “accettare” oggi la sofferenza ..( forse …potrei sbagliarmi alla grande) un abbraccio e ci rivediamo in giro

  • Raffaella
    12 Marzo 2017 (17:24)
    Rispondi

    Ciao e grazie per quello che scrivi..davvero illuminante. Volevo sapere se il tuo libro si può trovare nelle librerie o,lo si può acquistare solo online. Grazie Raffaella.

    • Virginio De Maio
      13 Marzo 2017 (17:59)
      Rispondi

      Ciao Raffaella ..lo trovi anche in libreria. Potrebbe darsi che ci siano poche copie in circolazione perché è andato in nuovamente in ristampa (per fortuna 🙂 ma in linea di massima c’è …
      ciao ..ci rivediamo in giro

  • Antonio
    17 Marzo 2017 (11:26)
    Rispondi

    Tutto molto bello, vorrei segnalare un libro di Antonio Mercuri sui film che ho letto e che consiglio.
    Il titolo è “La Vita come Opera d’Arte e la Vita come Dono spiegata in 41 film”.

  • Hemiliano Orrù
    11 Aprilee 2017 (7:12)
    Rispondi

    Carissimo Virginio
    complimenti …..spero che il libro ed i tuoi intenti vengano compresi e condivisi da un numero sempre piü grande di persone …..
    Ma perchè la scena di ” Collateral beauty ” ?? ti assicuro che può diventare un vero e proprio tarlo ! Soprattutto se hai dei figli !!
    Tu stesso hai espresso preoccupazione…..
    Devi trovare un antidoto !!
    Con stima
    Hemiliano

    • Virginio De Maio
      12 Aprilee 2017 (10:45)
      Rispondi

      Ciao Hemiliano , per fortuna ce ne siamo accorti. Il problema è quando ci immergiamo inconsapevolmente nelle trame dei film senza prendere consapevolezza di ciò che mettiamo nella nostra testa e nel nostro cuore. Ecco l’antidoto è la “consapevolezza” e quindi espandere il più possibile il messaggio di Filmatrix . Grazie a te e a tutti coloro che oggi sentono forte il richiamo di questa missione . Ci rivediamo in giro

  • Giancarlo
    30 Aprilee 2017 (23:16)
    Rispondi

    Ho visto questo post oggi e ieri ho visto “collateral beauty” oltre ad aver rifatto la 1a meditazione di Filmatrix Weekly…beh..direi che c’è perfetta sincronicità! Grazie Virginio per questa chicca; anche io nella scena ci ho visto accettazione , la cui mancanza è trapelata per tutto il film. Ma la ripetizione, quella no, non l’avevo consciamente notata…oggi mi hai attivato l’attenzione selettiva per le scene coinvolgenti! grazie!

  • filmatrix
    20 Maggio 2017 (15:09)
    Rispondi

    Ritengo che la ripetizione del nome della malattia sia l’espressione dell’avvenuta accettazione. La realtà che era, è stata negata da Haward per tutto il film. Solo alla fine riesce a dire quello che è stato, e non in modo sbrigativo: ha acquisito finalmente la capacità di ripeterlo e starci dentro del tutto, in questo dolore insopportabile. La rielaborazione di un trauma parte anche da questo … Cominciando almeno a dire quello che è accaduto! Per cui il finale ci dice che lui è finalmente pronto a procedere nella vita, nonostante il dolore che si porta nel cuore. Il trauma che l’aveva bloccato ora si sta sciogliendo, anche se il dolore è forse ancora più vivo (infatti piange) ma almeno le emozioni tornano a muoversi e lui tornerà a vivere .
    Brigida (psicoterapeuta)
    Complimenti Virginio per il tuo libro-capolavoro! Lo consiglio anche ai miei pazienti ! Grazie!

    • Virginio De Maio
      23 Maggio 2017 (10:05)
      Rispondi

      Ciao Brigida ..grazie a te ! Tengo molto in considerazione il tuo punto di vista. Io non approvo la scelta narrativa di ripetere con ostinazione il nome scientifico della malattia. Perché ? Perché non tenersi sul generale, sul vago. Se avesse ripetuto “tumore al cervello” non avrebbe tolto nulla al flusso narrativo. Da un punto di vista terapeutico mi trovi d’accordo, ma continuo ad avere dei dubbi sulla buona fede degli sceneggiatori.
      Bello e utile confrontarsi, grazie ancora e ci rivediamo in giro

  • Rosella
    13 Giugno 2017 (14:47)
    Rispondi

    Grazie Virginio, d’ ora in poi sarò più attenta e consapevole quando vedrò un film. Sei speciale, il fatto di averti ” incontrato” nella mia vita è sicuramente la risposta che cercavo.

  • Selenia
    17 Agosto 2017 (20:23)
    Rispondi

    Sono molto colpita dalle differenze tra le due scene . Ricordo l’emozione e il senso liberatorio nel vedere il film di Al Pacino. Il primo non l’ho visto.Quello che scorre davanti ai nostri occhi in realtà ha potere e prima di leggerti per me era impensabile. Ti ringrazio per gli strumenti che ci metti a disposizione

  • Barbara
    1 Ottobre 2017 (14:42)
    Rispondi

    Ciao, ho smesso di guardare la prima scena perché avevo paura, paura di ciò che hai scritto, paura di influenzare negativamente la mia realtà e quella di chi mi sta intorno, non ho ancora finito il libro, non mi sento ancora abbastanza forte da influenzare la mia vita dandole la direzione esatta o giusta per me, continua a rimbombarmi in mente il nome della malattia e più penso che non ci devo pensare più mi torna in mente, ma tutto andrà bene, stiamo tuttibene la nostra vita migliorerà continuamente, sarà bella e ricca di amore e comprensione, anche se mi ha un po’ turbata, sono comunque grata, a presto.

  • viola
    7 Novembre 2018 (15:43)
    Rispondi

    Anche io la prima cosa che ho pensato è stata……ma xkè lo ripete più volte? vuole convincere chi? Se stesso? Ma non era indispensabile farlo x accettare il dolore…..


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