La scena di un film per scoprire il paradosso quantistico e spirituale: “non esiste Dio all’infuori di Te”

Scritto il 6 Giugno 2017

Erano gli anni  60  e mio padre faceva il garzone di giorno e l’operatore cinematografico di notte. Mi racconta sempre di quando stanco morto per il lavoro si addormentata sulle macchine da proiezione e si svegliava di soprassalto per i fischi del pubblico.

A volte si era inceppata la pellicola , altre invece si era spenta la fiammella (all’epoca si usava il gas acetilene). Capitava anche di incantarsi a guardare il film dimenticandosi completamente di essere lui l’operatore, un po’ come accade quando dimentichiamo di essere noi stessi a raccontarci le storie.

Sono affascinato dai suoi aneddoti perché mi riportano con l’immaginazione all’epoca in cui guardare un film non era così frequente, e l’uomo non era per nulla abituato alla finzione cinematografica. Nello stesso cinema in cui mio padre faceva  gli straordinari spesso erano costretti a cambiare il telo su cui si proiettava. A volte qualcuno sparava colpi di rivoltella verso lo schermo e il pubblico dimostrava apertamente il disappunto verso i comportamenti dei protagonisti, inveendo e lasciando la sala. La realtà veniva confusa con la finzione.  

Sorrido, ma so perfettamente che questa illusione oggi è relegata nelle stanze segrete della mia mente. Ci siamo così immedesimati nel ruolo che recitiamo da essere  completamente inconsapevoli dei meccanismi che ci portano a trarre le conclusioni. Tali proiezioni contorte sono molto simili a quelle che avvengono al cinema.

Quando siamo presi dal racconto diventiamo tesi, incassiamo il capo tra le spalle e scivoliamo nelle poltrone come se stesse per accadere qualcosa da un momento all’altro. Basterebbe alzarsi andare verso lo schermo e sfiorarlo per capire che sei tratta di un’illusione. Non c’è la storia, non c’è il protagonista, non c’è il contesto. Restano soltanto le emozioni. Quelle sono vere.

Per fortuna abbiamo imparato che sparare allo schermo o litigarci serve solo a passare qualche nottata in caserma. Ma quando siamo fuori dalle sale dimentichiamo che il processo interno alla nostra mente è identico. Non c’è nulla fuori, è tutto dentro. “Non avrai altro Dio all’infuori di me”  forse era questo il vero significato del primo comandamento.

Tutto quello che osserviamo all’esterno è l’effetto del nostro “cinematografo” che trasforma ombre e luci in forme sinuose a cui diamo un significato attraverso la memoria , le esperienze vissute e la mitologia. La necessità che abbiamo di distorcere, cancellare e generalizzare i “segni” per non impazzire, si trasforma in un limite quando si tratta di esperienze astratte. Possiamo arginare questo limite mettendo uno spazio tra lo stimolo e la risposta, ma è necessaria molta disciplina. La nostra vita sarà tanto più avvincente fin quando continueremo ad arricchire l’archivio mentale con “diverse” pellicole da proiettare. Se mandi lo stesso film per tutto il tempo ne diventi schiavo nel bene e nel male.

Con questa premessa il cinema è una metafora perfetta per insegnare a guardarsi dentro. Fuori è tutta un’illusione, ma il paradosso che ci indica la necessità di indagare è l’esistenza di queste emozioni così intense da sembrare reali.

Quando proviamo “invidia”, quando l’altro ci ferisce, quando il comportamento dell’altro ci infastidisce, c’è qualcosa di illusorio e qualcosa di vero. Molto simile ad un paradosso quantistico. È quello che pensa un fisico osservando il fotone: a seconda di come lo guardi a volte assume le sembianze di un’onda e altre di una particella. Come può essere due cose diverse nello stesso tempo? Come è possibile che un’emozione dipenda sia dall’altro che da noi ?

Mentre l’emozione rappresenta per noi la percezione della realtà, ciò che ci trae in inganno è la falsa consapevolezza che si tratti dell’altro: lui o lei stanno facendo qualcosa di male. Ma è davvero così? Non c’è nessun altro. I principi della fisica quantistica ci stanno dimostrando che non ci può essere un “osservato” senza un “osservatore”. Appena analizziamo un’esperienza la stiamo influenzando.

Quando mio padre si addormentava sulle macchine stava dando l’opportunità agli spettatori di scoprire il motivo per cui si stavano emozionando. Non c’era nessun sullo schermo, la pellicola si era inceppata e tutto era diventato nuovamente bianco.

Allora perché tanta emozione ? Perché la rabbia ? Perché la frustrazione e il fastidio ? Le emozioni sono illusioni necessarie a mostrarci la strada del risveglio.

Ti porto un esempio personale.

Ogni giorno ricevo attestazioni di stima e riconoscimento da decine di persone e a volte qualche critica aspra per il lavoro che sto portando avanti. Ammetto di crogiolarmi nei complimenti e vacillare nelle critiche, ma poi torno a chiedermi : cosa mi infastidisce davvero di questa critica? Quale parte di me la sta proiettando sullo schermo illusorio della vita ?

Credo che ad un certo punto della crescita non c’è nulla di più efficace che imparare da ciò che ti infastidisce sapendo che quella proiezione arriva da un “filtro” della tua mente con un messaggio preciso. Ed è inutile sparare colpi di rivoltella allo schermo altrimenti dovremmo cambiare il telo ogni volta e passare qualche  nottata in caserma.

Quindi, ecco a te 3 lezioni che ho imparato dalla storia del cinematografo e grazie agli straordinari di mio padre:

Ho imparato che l’invidia è una mancata accettazione di sé stessi e non ha nulla a che fare con gli altri. Se tu ti accettassi completamente non proietteresti all’esterno quello che non sopporti, vedendolo negli altri e criticando le loro scelte.

Ho imparato che i tratti spigolosi delle persone sono un riflesso di quello che vorrei migliorare in me stesso. Forse vorrei averne un po’ di più o un po’ di meno, ma se ci penso è proprio così. Ci sono voluti 40 anni per comprendere che quell’odioso giochino che facevamo da piccoli non era poi tanto una sciocchezza. Tu offendevi l’altro disprezzandolo ? E lui o lei di sana pianta rispondeva “specchio riflesso!” 

Infine ho imparato che l’Universo rappresenta quella Luce necessaria alla proiezione della pellicola. Quando la fiammella si spegne il film sparisce, quando si riaccende non è detto che tu veda esattamente ciò che devi fare. Molto più spesso il filtro tra la luce e lo schermo ti fa notare i difetti degli altri, ma è dietro al filtro che devi scrutare per comprendere il messaggio.

Come nel caso di questa scena tratta da The OA una serie che sto guardando grazie alla segnalazione del filmatrixiano  Thomas Cabriolu (siamo tutti fortunati ad appartenere al gruppo pubblico facebook : https://www.facebook.com/groups/filmatrixcambialatuavita/)

L’insegnante vuole avvisare la matrigna di Steve della sua decisione: chiederà l’espulsione del figlio per comportamento violento.

A quanto pare la discussione prende tutt’altra piega. Praire agisce come se fosse la coscienza dell’insegnante e le fa da specchio, in questo che vuole essere un esempio di come dovremmo interrogarci ogni qual volta vediamo negli altri qualcosa che non va. Sono davvero gli altri il problema ?

Questo fastidio che sento, ha forse a che fare con la mia missione cosmica ?

Forse Steve è stato davvero violento, forse è davvero sociopatico, ma cosa c’entra questo con la missione dell’insegnante ? A cosa servirebbe isolarlo? Spesso abbiamo bisogno di chi ci pone le domande giuste per far emergere dalla nostra coscienza le risposte e orientare le scelte e la motivazione.

A tal proposito ricordo un momento buio della mia vita. Un momento in cui il massimo che riuscivo a fare era trascinarmi durante il giorno tra mille impegni, senza priorità, sospinto da l’inerzia di una vita indaffarata. A quei tempi ebbi paura di etichettare la mia condizione ma credo che si trattasse di una leggera depressione. Continuavo a chiedermi cosa farne della mia vita, e tra le tante e confuse risposte che mi arrivarono ce ne fu una, chiara e potente.

Un Maestro mi disse “ Virginio se stai chiedendo motivazione per prenderti cura solo di te stesso sappi che l’Universo te ne darà quanto basta, non di più. Perché mai l’Universo dovrebbe darti tanta motivazione se la tua intenzione è quella di investirla nei tuoi interessi egoistici ? L’Universo ti da sempre quello di cui hai bisogno. Se in questo momento sei depresso è perché non hai bisogno d’altro”.

La mia espressione fu molto simile a quella dell’insegnante in questa scena. Ma come ? Io ti racconto del male che mi fanno gli altri, e tu mi chiedi “cosa hai intenzione di fare?”

Questo singolare modo di vedere dapprima mi risultò duro e sfacciato, ma poi mi aprì gli occhi su una nuova possibile scelta. Se avessi voluto risollevare il capo e sentirmi ispirato mi sarebbe bastato pensare a come far felice molte più persone. A quel punto l’Universo mi avrebbe dato ciò di cui avevo bisogno. Oggi sono qui anche per questo.

E tu ? Cosa stai proiettando sullo schermo della tua vita ? Qual è il messaggio che devi comprendere?

Cosa ti da fastidio negli altri ? Puoi approfittarne per crescere ?

Se ti è difficile afferrarlo provaci dopo la meditazione guidata che faremo insieme il 12 giugno alle 21:00. Scendere in profondità serve anche a questo, a guardarsi dentro per cercare le risposte e se non dovessi vederle fischia forte, tante volte si fosse addormentato l’operatore 🙂

Vieni nel gruppo facebook per scoprire istruzioni e  dettagli della meditazione collettiva:

https://www.facebook.com/groups/filmatrixcambialatuavita/

Ti aspetto, oppure ci rivediamo in giro

Virginio

p.s.:Il programma Filmatrix Weekly si è arricchito di altre due potenti meditazioni. Con l’iscrizione riceverai una volta a settimana 18 meditazioni ispirate a scene di film. Puoi scoprire maggiori dettagli qui :  https://www.filmatrix.it/iscrizione/

 






8 Commenti a "La scena di un film per scoprire il paradosso quantistico e spirituale: "non esiste Dio all'infuori di Te""

  • Antonino
    6 Giugno 2017 (18:58)
    Rispondi

    Credo che la scena parli da solo nel commentare il colloquio tra l’insegnante e la matrigna di Steve, ma soprattutto la risposta della matrigna. Molto eloquente.-

  • Bruno
    7 Giugno 2017 (13:47)
    Rispondi

    Sempre sorprendente, sono cose che arrivano nel momento …giusto, e visto che considero la “Verità'”sparpagliata in ogni dove, un po e li, un po e’ di la’, un po e’ laggiu’, sicuramente ce ne’ un bel mucchietto nel tuo “lavoro”che stai offrendo a tutti noi, ti posso solo ringraziare, e sono sempre onorato di com partire in questo “cenacolo” di vita. Un grazie con abbraccio, ciao Virginio, ci rivediamo in giro 🙂

  • Mariella
    7 Giugno 2017 (16:50)
    Rispondi

    Molto – illuminante –
    Grazie

    Mi aiuta a fare quello che ho in mente …prendere distanza da incomprensioni e situazioni buie
    So quali sono i miei limiti …aspetto un focusing generale ❤️

  • Marco
    16 Giugno 2017 (23:53)
    Rispondi

    Un ottimo esempio di come “gli altri sono il nostro specchio” e di come guardare le cose da diverse prospettive fa diventare un problema un occasione di crescita superando il proprio ego.

  • NICLA
    2 Luglio 2017 (13:56)
    Rispondi

    Vedere le cose con Nuovi occhi rispetto alla visione ordinariacomune inserita in questa società. Grazie

  • romina
    25 Luglio 2017 (11:42)
    Rispondi

    The OA è tutto da vedere.Solo una mente libera senza pregiudizi e schemi mentali ne comprende veramente il senso ….
    Praire è riuscita a capire il problema con l’insegnante…ci vuole molto per capirlo e dire le frasi giuste per colpire il cuore di una persona…personalmente mi dà fastidio certe cose nell’altro(sparlazzamenti,inumanità,stolking pesronale,diffamazione) e non riesco a mettermi nell’altro….per capirlo…eppoi dai…chi vuole capire e mettersi nei panni di una persona che reputi cattiva o….?

  • Guido Luigi
    11 Ottobre 2017 (10:48)
    Rispondi

    Nella vita che percorriamo da bambini ad diventare adulti ci vocaliziamo su cose già fatte dai nostri predecessori senza renderci conto che il metterci in discussione ci porta ad affrontare ,la diversità è paure; siamo prima noi a cambiare Usciamo dal catalogo che ci anno disegnato sopra

  • Patrizia
    30 Ottobre 2017 (0:38)
    Rispondi

    Il tuo nemico è il tuo miglior maestro, dice Lama Michel. È così che si dovrebbe guardare agli altri, una moneta con 2 facce. Scegliere la meno scontata x imparare


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